GSK e altre grandi aziende farmaceutiche investono miliardi nella produzione negli USA: cosa significa per pazienti e farmacie

Negli ultimi mesi, molte grandi aziende farmaceutiche come GSK, Roche, Novartis, Eli Lilly e Johnson & Johnson hanno annunciato investimenti miliardari per costruire o potenziare stabilimenti di produzione negli Stati Uniti. Si tratta di una risposta strategica per ridurre le dipendenze dall’estero e affrontare le minacce di tariffe doganali, che potrebbero rendere più costosi i farmaci importati.

In particolare, GSK ha recentemente venduto uno dei suoi stabilimenti di produzione di farmaci biologici a Samsung Biologics, una società sudcoreana specializzata nella produzione su commissione per altre aziende farmaceutiche. Questo accordo permette a Samsung di entrare per la prima volta nel mercato statunitense, aggiungendo una capacità di produzione di 60.000 litri di sostanze farmaceutiche all’anno. GSK continuerà comunque a utilizzare questo stabilimento per produrre i propri farmaci, ma parte della capacità sarà ora dedicata anche alla produzione su commissione per altre aziende.

Allo stesso modo, anche Bristol Myers Squibb ha venduto uno stabilimento di produzione di farmaci iniettabili a Rois, una società spagnola che opera nel settore della produzione su commissione. L’accordo prevede che Rois continui a produrre i farmaci di Bristol Myers Squibb nello stabilimento di Phoenix, in Arizona, ma potrà anche offrire la sua capacità produttiva ad altre aziende.

Un terzo accordo simile, ma in Europa, ha visto Adragos Pharma acquistare uno stabilimento di produzione sterile di Sanofi in Francia, per rafforzare la propria rete di produzione di farmaci iniettabili nel continente.

Questi accordi fanno parte di una tendenza più ampia in cui le aziende farmaceutiche stanno riconfigurando i propri stabilimenti, spesso affidandosi a società specializzate nella produzione su commissione (chiamate CDMO). Questo approccio permette alle aziende di essere più flessibili, ridurre i costi e concentrarsi su attività come la ricerca e lo sviluppo. Per i pazienti e le farmacie, questi investimenti potrebbero significare una maggiore stabilità nell’approvvigionamento dei farmaci e una minore dipendenza da produzioni all’estero, che a volte possono essere soggette a ritardi o aumenti di prezzo.

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