Nuovo approccio con anticorpi per rendere un potente farmaco antitumorale più sicuro ed efficace

FairJourney Bio ha pubblicato uno studio scientifico su una rivista specializzata (mAbs) che descrive un nuovo metodo per migliorare l’efficacia e la sicurezza di un importante farmaco antitumorale: l’IL-12. Questo farmaco fa parte di una classe di sostanze chiamate citochine, che possono uccidere le cellule tumorali, ma che finora hanno avuto effetti collaterali gravi a livello sistemico, cioè su tutto il corpo. Lo sviluppo di terapie a base di IL-12 è stato limitato proprio per la sua tossicità elevata. Alcune strategie precedenti, come la somministrazione direttamente nel tumore o l’uso di farmaci “a pro-farmaco” attivati da enzimi, non hanno avuto successo clinico significativo. Lo studio, intitolato ‘Attivazione condizionale dell’IL-12 attraverso un sistema di controllo dipendente dalla fibronectina-EDB’, spiega come gli scienziati abbiano creato un anticorpo modificato (chiamato Fab a doppia specificità) in grado di legarsi sia all’IL-12 che a una proteina chiamata fibronectina-EDB, che si trova soprattutto nei tessuti tumorali. Questo sistema funziona come un interruttore reversibile: l’IL-12 rimane “nascosta” e inattiva finché non incontra la fibronectina-EDB nel tumore, dove viene attivata in modo selettivo. Secondo gli autori, questa è la prima dimostrazione di un sistema di attivazione condizionale reversibile per la somministrazione mirata di citochine antitumorali. I dati ottenuti in laboratorio mostrano che l’IL-12 viene rilasciata e diventa attiva solo in presenza della fibronectina-EDB, presente nei tumori. Modelli farmacologici avanzati prevedono che questo nuovo metodo possa migliorare notevolmente il rapporto tra efficacia e tossicità del trattamento. Il sistema si basa su due componenti: un braccio dell’anticorpo che si lega all’IL-12 e un altro che si lega con alta affinità alla fibronectina-EDB. I ricercatori hanno utilizzato modelli computerizzati per definire i parametri di legame ideali prima ancora di avere un candidato farmacologico. Successivamente, hanno modificato geneticamente anticorpi esistenti che già si legano alla fibronectina-EDB, aggiungendo la capacità di legarsi anche all’IL-12. Attraverso un processo di ingegneria combinatoria in due fasi, hanno ottimizzato entrambi i legami per consentire una competizione controllata e un accumulo del farmaco nel tumore, grazie a un effetto chiamato “avidità”. Teresa Barata, responsabile scientifica dello studio e co-autrice, ha commentato: “Sfruttare l’attività antitumorale potente dell’IL-12 limitando al contempo la tossicità sistemica ha rappresentato una sfida per i ricercatori per quasi 30 anni”. Ha aggiunto: “Siamo orgogliosi del lavoro svolto dalle nostre équipe nello sviluppare questa complessa struttura anticorpale e nel creare una molecola che “sblocca” l’IL-12 solo dove serve, cioè nel tumore, riducendo così gli effetti collaterali su tutto il corpo”.

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