Un nuovo farmaco biologico di prima classe, Tezspire (tezepelumab-ekko), ha dimostrato di migliorare in modo significativo sia l’infiammazione di base che la difficoltà di deglutizione nei pazienti affetti da esofagite eosinofila (EoE). Questo risultato estende le potenzialità del farmaco oltre le patologie delle vie aeree, come l’asma grave e la rinosinusite cronica con polipi nasali, per le quali era già stato approvato. Tezspire è il primo anticorpo monoclonale a prendere di mira la molecola chiamata timic stromal lymphopoietin (TSLP), una proteina coinvolta nei processi infiammatori. I nuovi dati di fase III, provenienti dallo studio CROSSING, sono stati presentati come un’importante novità per il trattamento dell’EoE, una malattia infiammatoria dell’esofago caratterizzata da sintomi come difficoltà a deglutire, dolore e impatto significativo sulla qualità di vita. Secondo Alison Church, Vice Presidente dello Sviluppo Globale per le Malattie Infiammatorie di Amgen, «le crescenti evidenze scientifiche su malattie infiammatorie guidate dall’epitelio ci danno una solida base per esplorare ulteriormente il potenziale della scienza dell’epitelio non solo nelle patologie respiratorie, ma anche in quelle immunologiche». Il dottor Jay Bradner, Executive Vice Presidente della Ricerca e Sviluppo, Intelligenza Artificiale e Dati di Amgen, ha spiegato che già alla settimana 24 dello studio CROSSING, Tezspire «ha migliorato sia l’infiammazione sottostante che le difficoltà di deglutizione che rendono l’esofagite eosinofila così invalidante per i pazienti». Lo studio ha valutato due dosaggi di Tezspire rispetto a un placebo in pazienti con EoE sintomatica e non controllata in terapia di mantenimento. I partecipanti hanno ricevuto la dose designata per via sottocutanea ogni quattro settimane. Il dottor Arjan Bredenoord, principale investigatore dello studio, ha sottolineato che «nonostante siano disponibili terapie di prima linea o interventi dietetici, molti pazienti con esofagite eosinofila continuano a soffrire di un carico significativo della malattia, tra cui difficoltà a mangiare e impatti emotivi e quotidiani». Ha aggiunto che «i risultati impressionanti dello studio CROSSING, sostenuti fino a 52 settimane, dimostrano che tezepelumab, assunto ogni quattro settimane, potrebbe rappresentare un nuovo approccio terapeutico per l’EoE, con il potenziale di aiutare più pazienti a raggiungere la remissione e il miglioramento dei sintomi». Caterina Brindicci, Senior Vice Presidente e Responsabile Globale della Ricerca e Sviluppo per le Patologie Respiratorie di AstraZeneca, ha commentato: «Per chi sviluppa farmaci, questo è un esempio potente di ciò che può derivare dall’investire in una profonda comprensione della biologia delle malattie. Un meccanismo ben validato può aprire possibilità oltre una singola patologia, creando nuove opportunità di innovazione e, in ultima analisi, nuove soluzioni per rispondere ai bisogni dei pazienti». AstraZeneca e Amgen presenteranno i risultati completi dello studio in un prossimo congresso medico. Le due aziende hanno iniziato a collaborare per lo sviluppo di Tezspire nel 2012, con AstraZeneca che gestisce lo sviluppo clinico e Amgen che si occupa della produzione. Sulla scia di questi risultati positivi, a febbraio la Commissione Europea ha esteso l’approvazione del biologico Uplizna (inebilizumab) di Amgen per la rara malattia autoimmune miastenia gravis generalizzata (gMG). Inoltre, nel 2024 in Europa è stato approvato il biologico Dupixent (dupilumab) come primo trattamento per i bambini piccoli affetti da EoE.