Un recente studio scientifico offre importanti spunti per lo sviluppo di farmaci a base di semaglutide, utilizzati nel trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2. La ricerca suggerisce che l’aggiunta di sodio caprato (C10) nella formulazione delle compresse di semaglutide potrebbe migliorare l’assorbimento del farmaco a livello intestinale, rendendo possibile una somministrazione orale più efficace rispetto alle iniezioni sottocutanee attualmente necessarie. Il semaglutide è un farmaco peptide che agisce sul GLP-1 (un ormone che regola la glicemia e la sazietà), dimostrando ottimi risultati nel controllo della glicemia e nella perdita di peso. Attualmente, il semaglutide orale esiste già in commercio, come nel caso di Rybelsus, che contiene sodio N-(8-[2-idrossibenzol] amino) caprilato (SNAC) come enhancer di assorbimento. Tuttavia, le barriere all’assorbimento intestinale restano elevate: il farmaco può degradarsi a causa degli enzimi presenti nell’intestino e fatica a superare la barriera intestinale, rendendo la sua biodisponibilità orale molto bassa e incostante. Per superare questi ostacoli, i ricercatori hanno testato l’aggiunta di sodio caprato (C10) alla formulazione, ottenendo una versione ottimizzata delle compresse di semaglutide che ha dimostrato qualità costante e riproducibile, rispettando tutti i criteri di qualità predefiniti (come durezza, fragilità, disgregazione e uniformità di contenuto). Lo studio ha inoltre evidenziato che l’applicazione di una strategia di progettazione basata sul Quality by Design (QbD) garantisce robustezza e applicabilità più ampia nello sviluppo di sistemi di somministrazione orale per farmaci peptidici, tra cui il semaglutide. Questo significa che la formulazione con C10 potrebbe rappresentare un’alternativa promettente alle iniezioni, facilitando l’assunzione per i pazienti. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica *Pharmaceutics*. Parallelamente, nel panorama terapeutico dei farmaci GLP-1, sono emerse altre novità: Boehringer Ingelheim ha recentemente presentato dati clinici promettenti per survodutide, un nuovo farmaco che agisce come agonista duale del GLP-1 e del glucagone, potenzialmente utile per oltre 1 miliardo di persone con obesità e MASH (steatosi epatica associata a disfunzione metabolica). Roche, invece, ha fatto progressi nello sviluppo di CT-388, un farmaco iniettabile che agisce sia sul GLP-1 che sul GIP, dimostrando efficacia anche nei pazienti pre-diabetici. I dati di fase II hanno mostrato che il 54% dei partecipanti ha raggiunto la risoluzione dell’obesità con una sola iniezione settimanale.