Sanofi collabora con Earendil Labs per sviluppare farmaci contro malattie autoimmuni e infiammatorie

Sanofi, un grande gruppo farmaceutico, ha stretto un accordo con Earendil Labs, una startup biotecnologica affiliata a Helixon Therapeutics. L’obiettivo è sviluppare anticorpi bispecifici per trattare malattie autoimmuni e infiammatorie. L’accordo, che potrebbe valere fino a 2,56 miliardi di dollari, prevede che Sanofi utilizzi la piattaforma di scoperta di farmaci basata sull’intelligenza artificiale (AI) di Earendil. Questa piattaforma combina modelli predittivi di proteine con validazione sperimentale ad alto rendimento, il che aiuta a identificare nuovi bispecifici e a ottimizzarne l’efficacia. In base a questo accordo, Sanofi pagherà 160 milioni di dollari in anticipo e a breve termine, con un ulteriore potenziale di 2,4 miliardi di dollari in pagamenti per tappe di sviluppo e commercializzazione. In cambio, Sanofi otterrà i diritti globali su qualsiasi asset creato dalla collaborazione. Earendil avrà diritto a royalties sugli asset che raggiungeranno il mercato, con una percentuale che si aggira intorno al basso doppio cifre. Questo accordo segue l’acquisizione da parte di Sanofi, ad aprile 2025, dei diritti su due asset bispecifici di Earendil: HXN-1002 per la colite ulcerosa e la malattia di Crohn, e HXN-1003 per la colite e l’infiammazione della pelle, per un valore fino a 1,8 miliardi di dollari. Sanofi ha recentemente stretto altri accordi, tra cui due licenze con Dren Bio e ADEL per un totale di 2,74 miliardi di dollari, e l’acquisizione di Dynavax, produttore di vaccini contro l’epatite B, per 2,2 miliardi di dollari. Nonostante la decisione del CDC di revocare la raccomandazione del vaccino contro l’epatite B per i neonati, Sanofi continua a investire in questa area. Gli anticorpi bispecifici stanno guadagnando popolarità grazie alla loro precisione superiore rispetto agli anticorpi monoclonali. Roche sta testando Lunsumio (mosunetuzumab) per il lupus eritematoso sistemico, mentre AbbVie sta esplorando il potenziale di lutikizimab per l’idrosadenite suppurativa, la dermatite atopica e la colite ulcerosa. Vasilis Roumpelakis di GlobalData sottolinea che, nonostante il potenziale, gli anticorpi bispecifici devono superare sfide significative legate alla produzione, alla regolamentazione e alla commercializzazione. Inoltre, mancano biomarcatori predittivi validati per le malattie autoimmuni, il che limita il loro utilizzo ottimale. L’adozione diffusa di questi farmaci dipenderà dal successo degli studi di prova e di Fase III, nonché dalla risoluzione delle barriere di produzione e regolamentari.