Negli ultimi dieci anni, l’industria farmaceutica ha parlato molto di stabilimenti autonomi, gemelli digitali, processi biotecnologici continui e dell’iniziativa Pharma 4.0. Questi concetti sono ormai consolidati e riproposti regolarmente in conferenze e presentazioni dei fornitori. Tuttavia, esiste un aspetto critico che non ha ricevuto la stessa attenzione: l’infrastruttura di misurazione necessaria per rendere operative queste tecnologie. Un gemello digitale di un bioreattore non è davvero un gemello se i dati vengono raccolti solo ogni due ore. Una strategia di alimentazione autonoma non è realmente autonoma se le variabili di controllo vengono misurate offline. Allo stesso modo, un processo continuo non è veramente continuo se le analisi sono effettuate a lotti. Queste non sono semplici questioni di dettaglio, ma differenze fondamentali tra un processo che viene solo modellato e uno che viene effettivamente controllato. Il problema non è la mancanza di ambizione o convinzione. Quasi nessuno nel settore farmaceutico crede che i test offline e i campionamenti manuali rappresentino il futuro. Il vero ostacolo è la priorità degli investimenti: negli ultimi anni, modellazione, infrastrutture dati e software di controllo hanno ricevuto molta attenzione, mentre lo strato di sensori e misurazioni che li alimenta è rimasto indietro. Il risultato è un’industria con sistemi di controllo progettati per dati che non sempre riceve in modo affidabile. La tecnologia analitica di processo inline, in particolare la spettroscopia Raman di processo, aiuta a colmare questa lacuna. La spettroscopia Raman misura diversi parametri critici del processo in modo continuo e non distruttivo, con una frequenza che si adatta ai ritmi di una coltura cellulare, non alla cadenza di un turno di laboratorio. Non è la soluzione completa, ma rappresenta una parte fondamentale per raggiungere gli obiettivi di controllo che il resto del settore si è già prefissato. Tuttavia, la sua implementazione non è semplice. È necessario sviluppare modelli chemiometrici specifici per ogni processo, in grado di resistere alle variabilità reali delle colture cellulari, alle mutazioni dei cloni e all’eterogeneità dei bioreattori. Inoltre, queste misurazioni devono integrarsi in architetture di controllo non progettate per ricevere dati ad alta frequenza. Infine, è fondamentale costruire un caso di robustezza sufficientemente credibile perché operatori, ingegneri e autorità regolatorie possano fidarsi delle decisioni basate sugli spettri piuttosto che su campioni inviati in laboratorio. Il *European Pharmaceutical Review* affronterà questi temi nel prossimo webinar intitolato ‘Ottimizzare efficienza e resa tramite l’automazione dei processi biotecnologici’. L’incontro spiegherà come la spettroscopia Raman di processo possa avvicinare le operazioni di perfusione al controllo a ciclo chiuso, discuterà le considerazioni pratiche per la sua implementazione e mostrerà come si traduca in risultati misurabili in termini di resa. La domanda interessante su Pharma 4.0 non riguarda la visione, ma l’infrastruttura che viene o non viene costruita per sostenerla.