Le principali associazioni di settore del comparto farmaceutico nei Paesi nordici stanno monitorando con grande attenzione gli effetti di una recente analisi di GlobalData, che ha evidenziato come la politica statunitense denominata *Most Favored Nation* (MFN) potrebbe influenzare in modo significativo le tempistiche di lancio e la disponibilità dei nuovi farmaci in Europa. Secondo i dati di GlobalData Price Intelligence (POLI), nei primi dieci mesi successivi all’introduzione della *International Reference Pricing* (IRP) negli Stati Uniti, il numero di nuovi farmaci lanciati sul mercato europeo è diminuito del 35%. Sebbene diversi fattori, come ritardi normativi, negoziazioni sui prezzi e sulla rimborsabilità, problemi di approvvigionamento e di produzione o ispezioni di siti non superate, possano contribuire a questa riduzione, la MFN ha attirato particolare attenzione da parte delle associazioni di categoria svedesi (LIF) e danesi (LIF). Un rapporto della sezione svedese dell’associazione ha evidenziato come la MFN stia già influenzando negativamente l’accesso dei pazienti ai nuovi medicinali in Europa, con un impatto maggiore in Svezia, dove si registrano ritardi nei lanci e persino ritiri di prodotti dal mercato. Questo è dovuto al fatto che i prezzi di vendita dei farmaci (senza IVA) nei Paesi nordici sono generalmente inferiori alla media europea. Secondo l’analisi di GlobalData su 21 farmaci oncologici approvati dopo il 2020 e venduti in almeno 20 mercati europei, il prezzo medio per unità di principio attivo (espresso in euro per mg) nei Paesi nordici è inferiore del 5% rispetto alla media europea. Preoccupazione condivisa anche dalle aziende del settore, come emerge da un’indagine condotta dall’associazione svedese LIF, secondo cui la maggior parte delle imprese farmaceutiche prevede cambiamenti significativi nelle strategie di lancio nel prossimo futuro. Anche in Danimarca l’associazione di categoria ha espresso allarme, sottolineando che la combinazione tra le politiche di prezzo statunitensi e i bassi listini in Danimarca potrebbe allungare ulteriormente i tempi di accesso ai farmaci per i pazienti. Le associazioni di settore non sono le uniche a preoccuparsi: i governi stanno attivando risorse per valutare gli impatti della MFN e proporre riforme. Ad esempio, in Danimarca è stata istituita una task force per studiare gli effetti della politica MFN, mentre in Svezia l’agenzia TLV è stata incaricata di redigere un rapporto sui rischi che questa politica pone alla sostenibilità del sistema di prezzo dei medicinali. Il rapporto preliminare della TLV, tuttavia, non ha fornito risposte definitive, limitandosi a riconoscere le molte incertezze sull’impatto della MFN e concludendo che è ancora troppo presto per valutare se siano necessarie misure correttive e quali queste dovrebbero essere. L’attesa è ora per il rapporto definitivo, previsto per la fine del 2026. Nel frattempo, le associazioni di settore stanno chiedendo con urgenza una revisione dei sistemi nazionali di prezzo e rimborso dei farmaci. Anche in Norvegia, il partito di opposizione *Fremskrittspartiet* (FRP) ha recentemente proposto di aggiornare periodicamente i livelli di disponibilità a pagare (*willingness-to-pay*) per i farmaci innovativi, sulla base dell’inflazione, una proposta che sta guadagnando consenso sia nel settore che tra gli esperti. Inoltre, il direttore dell’associazione LIF in Danimarca, Thomas Senderovitz, ha sottolineato la necessità di rivedere i criteri di valutazione della costo-efficacia e di aumentare i budget destinati ai farmaci innovativi. Anche in Svezia, dove sono in corso revisioni dei criteri di valutazione dei nuovi farmaci e delle regolamentazioni sui prezzi massimi, le modifiche potrebbero essere finalizzate nel 2026.